Il progetto di reintroduzione avviato dalla Fondazione
Svizzera per la conservazione del Gipeto, ha presto avuto la collaborazione
di importanti istituti naturalistici e dei principali parchi nazionali alpini. Il programma, nonostante
molte difficoltà, si può ritenere in gran parte realizzato ed è quindi possibile
constatarne la grande importanza.
Ora, a trent’ anni dai primi passi, si può affermare che la popolazione alpina
ha raggiunto la capacità di autosostenersi e pertanto c’è la possibilità
di ridurre il numero di nuovi rilasci.
Ma vediamo quali sono state le tappe fondamentali del progetto fino ad ora:
- formazione delle coppie tra esemplari in cattività e successiva nidificazione.
- nascita ed allevamento dei giovani gipeti fino al sesto mese di età.
- Rilascio in natura dei giovani esemplari marcati e a volte muniti di radiocollare per monitorare i loro spostamenti.
I passi successivi sono del tutto naturali e frutto dell’istinto della specie:
- crescita e formazione delle prime coppie territoriali.
- nascita dei primi gipeti in libertà.
La nascita del primo esemplare sulle montagne della Savoia nel 1998 è
stato il primo vero risultato del progetto.
L’anno successivo sullo Stelvio è nato il primo Gipeto italiano.
Ora nel nostro parco le coppie nidificanti sono tre e quasi ogni anno allevano con
successo il proprio piccolo, un vero e proprio primato sulle Alpi.
Dopo questa necessaria premessa cerchiamo di conoscerlo meglio:
rapace di grandi dimensioni può raggiungere i 280 centimetri di apertura alare
e i 7 kg di peso; la femmina è di dimensioni maggiori.

© Servizio Foreste e Fauna - PAT
Il piumaggio nei
primi anni di vita è bruno, tende con la maturità a schiarirsi sino a diventare grigio metallico
su dorso e ali e bianco nella parte ventrale.
Il capo, cosa insolita nei grandi avvoltoi è ricoperto di piume e sotto
il becco sono evidenti i caratteristici “baffi” neri ricordati nel nome latino.
L’allestimento del nido,sempre su pareti rocciose inaccessibili, avviene nel
mese di dicembre. Le uova solitamente due sono deposte tra gennaio e febbraio, alla cova
partecipano sia la femmina che il maschio. L’unico pulcino sopravvissuto, crescerà alimentato da entrambi i genitori
fino ai primi di luglio, quando spiccherà il suo primo volo.
Come tutti gli avvoltoi è un necrofago, cioè si nutre di animali morti , evita
la carne preferendo ossa, tendini e midollo.
Famosa è la sua abilità nel ridurre in frantumi, gettandole contro le rocce,
le ossa, anche quelle più grosse e resistenti.
Lago di Livigno, Valle del Braulio , Val
Zebrù sono certamente i luoghi in cui è più facile osservarlo.
Filmati e video sul Gipeto
Ultima liberazione di giovani gipeti
Annuale convegno internazionale sul gipeto
Classificazione scientifica
Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Sottoregno: Eumetazoa
Superphylum: Deuterostomia
Phylum: Chordatabr />
Subphylum: Vertebrata
Superclasse: Tetrapoda
Classe: Aves
Sottoclasse: Neornithes
Ordine: Accipitriformes
Famiglia: Accipitridae
Sottofamiglia: Aegypiinae
Genere: Gypaetus
Specie: G. barbatus
Nome in tedesco
Bartgeier
Lämmergeier
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