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Bormio, 31/10/2014

 

“ Gipeto - Gypaetus barbatus barbatus „



Il ritorno del gipeto (avvoltoio degli agnelli) sulle nostre montagne è il frutto di uno dei più riusciti interventi di reintroduzione mai attuati a livello mondiale.

Immagine del gipeto

Il progetto di reintroduzione avviato dalla Fondazione Svizzera per la conservazione del Gipeto, ha presto avuto la collaborazione di importanti istituti naturalistici e dei principali parchi nazionali alpini. Il programma, nonostante molte difficoltà, si può ritenere in gran parte realizzato ed è quindi possibile constatarne la grande importanza.

Ora, a trent’ anni dai primi passi, si può affermare che la popolazione alpina ha raggiunto la capacità di autosostenersi e pertanto c’è la possibilità di ridurre il numero di nuovi rilasci.

Ma vediamo quali sono state le tappe fondamentali del progetto fino ad ora:

  • formazione delle coppie tra esemplari in cattività e successiva nidificazione.
  • nascita ed allevamento dei giovani gipeti fino al sesto mese di età.
  • Rilascio in natura dei giovani esemplari marcati e a volte muniti di radiocollare per monitorare i loro spostamenti.

I passi successivi sono del tutto naturali e frutto dell’istinto della specie:

  • crescita e formazione delle prime coppie territoriali.
  • nascita dei primi gipeti in libertà.

La nascita del primo esemplare sulle montagne della Savoia nel 1998 è stato il primo vero risultato del progetto.

L’anno successivo sullo Stelvio è nato il primo Gipeto italiano.

Ora nel nostro parco le coppie nidificanti sono tre e quasi ogni anno allevano con successo il proprio piccolo, un vero e proprio primato sulle Alpi.

Il Gipeto in volo in una splendida giornata estiva nella Valle del Braulio. Fotografia del gipeto vicino al Passo dello Stelvio Immagine del Gipeto nella Valle del Braulio 

Dopo questa necessaria premessa cerchiamo di conoscerlo meglio:
rapace di grandi dimensioni può raggiungere i 280 centimetri di apertura alare e i 7 kg di peso; la femmina è di dimensioni maggiori.

Le diverse colorazioni che il Gipeto
Il piumaggio nei primi anni di vita è bruno, tende con la maturità a schiarirsi sino a diventare grigio metallico su dorso e ali e bianco nella parte ventrale.

Il capo, cosa insolita nei grandi avvoltoi è ricoperto di piume e sotto il becco sono evidenti i caratteristici “baffi” neri ricordati nel nome latino.

 

Immagine del Gipeto nella Valle del Braulio Immagini del  Gipeto Immagine del Gipeto 

L’ allestimento del nido ,sempre su pareti rocciose inaccessibili, avviene nel mese di dicembre. Le uova solitamente due sono deposte tra gennaio e febbraio, alla cova partecipano sia la femmina che il maschio. L’ ;unico pulcino sopravvissuto, crescerà alimentato da entrambi i genitori fino ai primi di luglio, quando spiccherà il suo primo volo.

Il Gipeto nel Parco Nazionale dello Stelvio Il Gipeto Immagine del Gipeto in volo nella Valle dei Forni 

Come tutti gli avvoltoi è un necrofago, cioè si nutre di animali morti , evita la carne preferendo ossa, tendini e midollo.
Famosa è la sua abilità nel ridurre in frantumi, gettandole contro le rocce, le ossa, anche quelle più grosse e resistenti.

Lago di Livigno, Valle del Braulio , Val Zebrù sono certamente i luoghi in cui è più facile osservarlo.

Altre informazioni sul gipeto

Classificazione scientifica

  • Dominio: Eukaryota
  • Regno: Animalia
  • Sottoregno: Eumetazoa
  • Superphylum: Deuterostomia
  • Phylum: Chordata
  • Subphylum: Vertebrata
  • Superclasse: Tetrapoda
  • Classe: Aves
  • Sottoclasse: Neornithes
  • Ordine: Accipitriformes
  • Famiglia: Accipitridae
  • Sottofamiglia: Aegypiinae
  • Genere: Gypaetus
  • Specie: Gypaetus barbatus barbatus


La fauna presente nel Parco dello Stelvio:

Schede a cura di Andrea Roverselli, foto di Nicola Bormolini
 

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