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Bormio, 25/4/2017

 

“ Storia del rifugio Pizzini „



Il rifugio Pizzini vanta una storia ormai centenaria: il primo rifugio, chiamato Capanna Cedech, venne realizzato nel 1887 ed inaugurato il 2 agosto dell’anno successivo.

Realizzato grazie ad una sottoscrizione dei soci CAI di Milano era su due piani completamente in muratura con la fronte principale rivolta a sud. All’interno poteva ospitare comodamente una ventina di persone disponendo di sei sale, una delle quali interamente dedicata alle signore. Quattro locali, di cui tre interamente rivestiti in legno, si trovavano al pianterreno del rifugio (sala pranzo, due dormitori e la cucina) mentre al piano superiore vi erano la camerata per le guide e l’alloggio del custode. L’acqua era esterna e vi era solamente un fornelletto economico. I dormitori erano composti semplicemente da tavolacci su cui erano addossati i materassi e le coperte e da piccole cuccette.

Costruito nella stessa posizione ove sorge quello attuale venne completamente distrutto nel corso dei combattimenti della I Guerra Mondiale. Fu infatti attaccato il 23 settembre 1915 dagli austriaci che scesero dal Passo Cevedale per scacciare il piccolo distaccamento di alpini che vi si trovava (20 uomini del Batt. Tirano): dopo la conquista il piccolo rifugio venne fatto saltare in aria e raso al suolo.

Successivamente rimase inutilizzato sino al 1924 quando cominciarono i primi lavori per la sua sistemazione. Venne completamente ricostruito nel 1926 (l’inaugurazione avvenne il 13 settembre di quell’anno) ad opera di un gruppo di soci del CAI Milano che lo intitolarono alla memoria del loro compagno Luigi Emilio Pizzini, eccellente alpinista dell’epoca.

A ricordo di questa iniziativa venne dipinto sulla facciata il motto “Bello dirutum, amicizia restitutum” (distrutto dalla guerra, ricostruito dall’amicizia). Il nuovo rifugio poteva anche disporre, cosa non da poco vista l’epoca e la quota, addirittura di acqua corrente.

Nel periodo a partire dagli anni trenta la gestione venne affidata alla Guida Alpina Giuseppe Tuana, bormino che si distinse in più occasioni nel corso della guerra in qualità di comandante delle “Guide Ardite di Val Zebrù”.

Sempre il CAI Milano, nel 1948 (inaugurazione l’11 luglio), provvide nuovamente alla sua ristrutturazione e al suo ampliamento: vennero realizzate due grandi sale e dieci locali che ospitavano quaranta cuccette e i tavolati. Il riscaldamento era garantito da una stufa e vi erano presenti anche l’elettricità e il telefono.

Si aggiunse quindi, nel 1963, un nuovo edificio utilizzato durante la stagione invernale: lo Zeledria che sorge nelle immediate vicinanze. Questo nuovo edificio era in legno su di un solo piano ed era utilizzato solamente come dormitorio con oltre 40 posti letto.

L’intitolazione di questa dipendenza avvenne a ricordo del gruppo alpinistico che per primo diede impulso alla sua ricostruzione.

Nel 1982 venne nuovamente ristrutturato ed ampliato grazie al lasciato della sig. Frattola, vedova del Generale degli Alpini Carlo e madre di Augusto, perito sulle Cime di Lavaredo.

A ricordo della generosità di questa donazione al nome di Pizzini venne quindi aggiunto all’intitolazione anche il nome di Frattola.

L’ultima ristrutturazione risale invece al 2002 al fine di rendere più confortevole possibile l’alloggio degli escursionisti. Da ormai tre generazione è in gestione alla famiglia Compagnoni di Valfurva.



I Rifugi dell'Alta Valtellina:

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