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Bormio, 26/5/2017

 

“ Guerra mondiale sul Gran Zebru'„



Il Gran Zebrù, data la sua posizione, si trovò fin dall’inizio delle ostilità al centro dei combattimenti: già nel maggio del 1916 gli austriaci occuparono la sua vetta risalendo da est e facendone un punto d’osservazione privilegiato sulle vallate sottostanti.

I nostri Alpini decisero pertanto di tentare l’attacco alla vetta nel tentativo di scacciare gli austriaci da quel punto altamente strategico.

L’impresa però si rilevò da subito molto ardua per via delle difficoltà tecniche che avrebbero dovuto affrontare i nostri soldati nel risalire il loro versante che prevedeva la impervia cresta che parte dalle Pale Rosse.

Al centro vi era un ripidissimo canalone che, quantomeno, poteva offrire riparo dall’artiglieria nemica qualora fossero stati scoperti.

Con grande ingegno i nostri Alpini riuscirono a dispiegare più di 300 metri di corda fissa che li potesse portare rapidamente in quota. Per l’impresa vennero scelti cinque tra i migliori alpinisti e rocciatori (il sergente Tuana e i caporal-maggiori Schivalocchi, Canalini, Dell’Andrino e Grenil) con il supporto di una squadra che si occupava dei rifornimenti e del trasporto delle munizioni.

La scalata cominciò nelle tenebre e i cinque temerari dovettero affrontare gli ultimi settecento metri di scalata alla fine della corda tra mille difficoltà.

Raggiunsero comunque la cresta sommitale che si trovava a brevissima distanza dalla postazione degli Imperiali e attesero pazientemente le prime luci del giorno per sferrare l’attacco che,fortunatamente, si rivelò vincente con la conquista della vetta da parte degli italiani.

La nuova postazione, che passò alla storia come il “nido d’aquila” venne subito attrezzata con una baracca e opere difensive che permisero di mantenerne il controllo fino alla fine della guerra.



Le montagne del comprensorio