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Bormio, 28/3/2017

 

“ Alpinismo sull'Ortles Cevedale „



Fin dal secolo scorso il gruppo dell’Ortles-Cevedale ha esercitato un enorme fascino per tutti gli alpinisti per la bellezza e maestosità delle sue cime: i migliori alpinisti del tempo provarono a conquistare le sue sommità che, per molti anni, respinsero ogni tentativo.

Già all’inizio dell’ottocento vennero infatti organizzate le prime spedizioni, soprattutto a titolo esplorativo: tra i primi che tentarono di affrontare le scalate tantissime guide alpine provenienti soprattutto dalla vallata di Solda e dalla Valfurva. Tra questi si distinsero in particolare Pinggera, Dangl, Reinstadler, Bonetti e Compagnoni.

Soprattutto l’Ortles rappresentava il sogno proibito in quanto era la vetta più alta di tutto l’impero Austro-Ungarico. Dopo molti tentativi venne conquistato solamente nel 1804 da Josef Pichler che raggiunse la sua cima salendo il versante SO.

Sempre Pichler negli anni seguenti tornò più volte su questa vetta accompagnando anche delle comitive di alpinisti che si affidavano al solo che, a quel tempo, fosse in grado di riuscire nell’impresa. Nel 1834 il cacciatore e alpinista tirolese riuscì a conquistare anche il versante O e la cresta N della Punta Tabaretta.

Venne quindi, a partire dal 1860, il tempo degli esploratori inglesi che raggiungevano numerosi queste zone con la speranza di ritornare in patria protagonisti di qualche impresa. I più famosi ed affermati che accorsero in questo gruppo montuoso furono Tyndall, Tuckett, e Freshfield che compirono numerose esplorazioni.

Tuckett fu il primo (nel 1864) a raggiungere la vetta del Gran Zebrù salendo per il versante SE. Riuscì nell’intento organizzando una spedizione a cui prese parte anche Minnigerode che, successivamente (1879), avrebbe conquistato la parete N del Gran Zebrù scavando nel ghiaccio più di 1500 scalini.

Nel frattempo, visto il costante interesse per queste vette, cominciarono ad essere date alle stampe le prime mappe e cartografie. Tra i più attivi in questo campo va menzionato Pogliaghi che, dopo numerose ricognizioni, stese una prima carta di questo affascinante gruppo montuoso.

La cartografia più completa venne realizzata invece da Julius Payer, alpinista boemo autore di oltre 60 prime ascensioni nella zona a cui, a partire dal 1864, dedicò gran parte della propria vita.

La maggior parte degli alpinisti più famosi del tempo si misero alla prova con queste vette: i fratelli Zsigmondy conquistarono nel 1882 la vetta della Thurwieser per il versante SO mentre Lammer tentò di risalire affrontando la terribile parete N. Preuss, nel 1910, riuscì invece nell’impresa di conquistare 25 cime in soli 22 giorni tra cui la N della Trafoi.

L’attività alpinistica nella zona subì un brusco stop con lo scoppio della prima guerra mondiale che proprio su queste cime vide alcune delle sue battaglie più epiche.

Alla fine della guerra, poco alla volta, riprese l’attività alpinistica ed escursionistica che tornò a pieno regime a partire soprattutto dagli anni 30: è in questo periodo che vengono aperte molte delle vie alpinistische famose ancora oggi.

Nel 1930 Ertl e Brem riuscirono ad approntare un itinerario sulla parete N del Gran Zebrù e, l’anno successivo, lo stesso Ertl, stavolta in compagnia di Schimd, riuscì a domare lo scivolo di ghiaccio sempre sulla parete N.

Nel 1936 Negri e Prati risalirono la N. del Tresero, mentre Pirovano, nel periodo tra il 30 e il 50 riuscì a compiere numerose imprese con le prime ascensioni della parete NO della Tuckett nel 1931, la parete SO dell’Ortles nel 1934, la E della Thurwieser nel 1939, la NO del Pasquale nel 1945 e, nel 1957, nuovamente la Thurwieser affrontando l’ardito spigolo NO.

Nel 1956 Pinggera e Reinstadeler aprono un nuovo tracciato sulla NE del Monte Zebrù mentre nello stesso anno ben due cordate di alpinisti tirolesi si cimenta con la via aperta da Ertl due decenni prima.

Diemeberger apre una nuova via sempre sulla N del Gran Zebrù mentre nel 1964 una variante al percorso viene apportata dai fratelli Reinhold e Gunther Messner. Il famoso scalatore altoatesino nel 1976 aprì anche una via solamente su roccia sulla parete SO dell’Ortles.

A partire dagli anni 60 inizia una nuova era per l’alpinismo nella zona dell’Ortles-Cevedale con le spedizioni che si concentrano soprattutto sulla stagione invernale con importanti conquiste.

Nel 1961 Canali e Nessi conquistano la N del Gran Zebrù risalendo per la via aperta da Ertl. Sempre nello stesso anno viene conquistata per la prima volta in invernale la N del Corno di Ghiaccio e, l’anno successivo, la N del Tresero.

Nel 1963 è invece la volta della N del San Matteo.

Nel 1974 Drescher e alcuni compagni compiono la prima traversata su cresta dall’Ortles al Gran Zebrù in invernale.

Gli inizi degli anni ottanta sono invece caratterizzati da numerose imprese di sci estremo e dai tentativi di record nel concatenare più vette nel minor tempo possibile.



Le montagne del comprensorio