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Bormio, 21/8/2017

 

“ Passo Gavia: il Lago Bianco e Nero „

Sulla sommità del Passo Gavia, costeggiando la strada in prossimità del rifugio Berni, vi è un caratteristico e splendido laghetto alpino di origine glaciale chiamato Lago Bianco.

Il suo nome, al contrario di quanto sostengono le leggende fiorite in proposito, è dovuto al colore delle sue acque che assumono una tonalità quasi lattea per la presenza del limo glaciale che costantemente viene riversato all’interno dal suo immissario che scende direttamente dai ghiacciai circostanti.

Il suo emissario invece, il Rin da Gavia, scende fino alla Valfurva attraversando tutta la vallata.

Ha una profondità massima di circa 7,50 metri e, lungo le sue rive, si incontra numerosa la tipica flora palustre d’alta quota. Da vedere anche lo splendido crocifisso ligneo intagliato che svetta specchiandosi nelle sue acque.

Leggenda sul Lago

Numerose erano le leggende che un tempo si tramandavano di generazione in generazione durante le lunghe notti che si passavano davanti al focolare domestico. Una delle più curiose riguarda la nascita del lago Bianco e del lago Nero che oggi si trovano sulla sommità del Passo Gavia ad una ventina di kilometri da Bormio.

I due laghetti alpini sarebbero nati dalla passione tra Bianchina e Nerino, due giovani innamorati che vivevano su quelle montagne e passavano le giornate immersi nel loro amore.

La loro felicità provocò le invidie dell’acida Pinotta che, con l’intenzione di vendicarsi della loro felicità, chiese l’aiuto del mago Viz.

Il mago scatenò una forte tempesta di neve sul Passo Gavia, così gelida e impetuosa che i due malcapitati giovani vennero trasformati in due statue di ghiaccio.

Intervenne allora lo Spirito delle Acque che, commosso dalla triste sorte dei giovani, cercò di sciogliere l’incantesimo. Lo Spirito si riempì la mano di acqua e la scagliò con tutta la forza che aveva addosso ai due giovani congelati fino a raggiungere il loro cuore che, nonostante fosse ghiacciato, palpitava ancora d’amore.

Le statue di ghiaccio iniziarono a sciogliersi in lacrime che aumentarono sempre più fino a formare i due laghetti alpini che da allora vennero chiamati Bianco, in ricordo dei veli candidi della donna, e Nero, come gli occhi dell’uomo.

Da allora la leggenda vuole che, ancora oggi, i due giovani riemergano dai rispettivi laghetti ogni notte per continuare i loro dialoghi d’amore interrotti dalla tempesta.



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