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Bormio, 24/10/2017

 

“ Le 32 Torri di Bormio „

Stemma di Bormio Un’enorme meraviglia dovevano provare coloro che, nel Medioevo, facevano il loro ingresso a Bormio, se è vero – come vuole una radicata leggenda - che nel borgo spuntavano allora ben 32 torrioni. Si ritiene infatti che Bormio, ricca e prospera Contea, fosse cintata e protetta da mura tra le quali svettavano come sentinelle le numerose torri. Solitamente equilatere e collocate ad una distanza tale tra loro in modo che gli armigeri che le presidiavano, dotati di frecce, potessero aiutarsi nella difesa vicendevolmente, esse avevano muri solidissimi “per cemento di una tenacità sorprendente, taluni dello spessore di sedici oncie, la fronte della larghezza di quasi otto metri e fino a cinquanta l’altezza, gli angoli formati da grosse pietre con spigolo retto, le finestre piccole o piuttosto fessure in forma di croce, onde scoccare le saette, cogli stipiti, e l’arco di pietra a fino taglio…1”.

Il numero delle torri esistenti, per quanto non supportato dai documenti, i quali 2 parlano piuttosto di altrettante “guaite” ossia punti di vedetta (senza però precisare se si trattasse o meno di torrette), non appare affatto inattendibile: in quei secoli era infatti costume diffuso che le famiglie nobili abitassero in grandi palazzi, fiancheggiati da torri che servivano per difendersi ed attaccare durante le frequenti lotte cittadine, ma che erano pure un luogo di potere, un simbolo insomma della ricchezza acquisita dalle famiglie proprietarie. E’ noto infatti che, nel corso del XIII e XIV secolo, tutte le case dei maggiorenti erano delle vere e proprie fortezze caratterizzate da torri poderose.

Nel trecento, peraltro, Bormio era tutt’altro che un periferico ed insignificante borgo alpino. Sfruttando la sua posizione strategica di crocevia nel cuore delle Alpi, la comunità bormina era infatti riuscita a strappare autonomie e privilegi, in primis il monopolio della vendita del vino, che – nel corso dei secoli - consentì a molti mercanti di arricchirsi e, una volta fatta fortuna, d’atteggiarsi come era moda tra i nobili d’allora: costruirsi una casa – torre, magari più alta e svettante delle altre, e poi decorarla con le insegne di famiglia. Così fecero per esempio i De Simoni, che, impiantatisi a Bormio dalla Valmalenco nella prima metà del '600, dopo essersi arricchiti velocemente grazie alla pratica dell'usura e alla gestione di una bottega in via Maggiore, ottennero i titoli nobiliari e acquistarono la possente torre che oggi porta il loro nome e che, risalente al XIII secolo, doveva essere in origine sede di una guaita medievale.

Risale al XIII secolo anche forse la più nota delle torri bormine, quella della famiglia Alberti che si affaccia sulla centralissima via Roma. Famosa per avere ospitato principi e personaggi storici importanti, come Ludovico Il Moro e sua moglie Beatrice diretti a Mals per incontrare l’imperatore Massimiliano, la Torre Alberti, detta anche Torre di Dossiglio, è una costruzione davvero imponente, prossima ai 24 metri di altezza, che si distingue per le pietre d’angolo bugnate, le sue belle finestre e la serie di mensole in pietra che corrono lungo tutto il perimetro.

Coeva anche la casa – torre, appartenuta in passato ai Planta ma oggi nota come Casa Pedranzini per essere stata abitata dall'eroe garibaldino Pietro Pedranzini. Anch’essa faceva verosimilmente parte delle mura che circondavano il borgo e che, con tutta probabilità, furono abbattute nel corso delle guerre del terzo e quarto decennio del XVII secolo dagli Spagnoli, i quali costruirono un forte a ovest del paese (attuale via Al Forte). Questa fortificazione, in origine con quattro baluardi, sarebbe stata fortemente voluta dal duca di Feria nel 1620, dopo la conquista della Valtellina. Si narra anche che i Bormini mal sopportarono l’idea che venisse realizzata una struttura difensiva senza il loro consenso: la identificarono come un possibile strumento di soggezione posto che, prima d’allora, solo il Comune era in grado di procedere alla edificazione delle fortificazioni essendo l’unico soggetto titolare di tale diritto3. Venne successivamente distrutta in non meglio precisate circostanze: di certo vi è solo il suo fondamentale ruolo nel respingere l’attacco dei Grigioni nel 1621.

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