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Bormio, 27/6/2017

 

“ Testimonianze e scritti sulle Terme di Bormio „

La tradizione ormai millenaria del termalismo a Bormio e dei benefici delle sue acque è testimoniata, nel corso dei secoli, da numerosi scritti che sono giunti fino a noi.



Accanto ai più famosi documenti di Plinio il Vecchio, Cassiodoro, Giovio e Leonardo da Vinci esistono una serie di opere e manoscritti redatti da autori minori che elogiano le proprietà curative di queste acque.

Il fisico Pietro Andrea Mattioli, dopo un suo soggiorno a Bormio nel 1540, scrisse un manoscritto in cui spiegava i motivi per cui “tor la goccia” e immergersi nei “ salutiferi e virtuosissimi Bagni di San Martino di Bormio ”. In particolare si soffermò sulla “essenza e virtù” di queste acque e sul “modo d’usarle in ciascheduna infermità”.

Il Mattioli, evidentemente con i pochi strumenti a disposizione a quel tempo, compie anche una rudimentale analisi chimica delle acque termali bormine giungendo alla conclusione che le stesse fossero “molto più nitrose che sulfuree ancorché di solfo partecipi qualcosa”.

In altro passo del manoscritto leggiamo che “è buona quest’acqua a strettezza di petto, alla difficoltà di respirare, alla tossa umida ” e che tra le sue proprietà curative vi è anche quella di sanare lo stomaco (“molto giova alli stomachi”).

Vi era anche la diffusa credenza che queste acque “ bagnandosi di continuo, e longo tempo, vale assai a far ingravidare ” tanto che, anche l’arciduchessa d’Austria era solita recarsi ai Bagni e immergersi nelle loro calde acque.

Altra testimonianza si trova nella relazione che l’allora governatore della Valtellina Guler von Weinek scrisse nel 1616 e in cui si sofferma a lungo sulle virtù delle acque dei Bagni di Bormio.

Anche l’abate De Burgo, in un suo trattato sulle acque minerali dato alle stampe nel 1600, dedica ampi passi alle Terme di Bormio descrivendone in maniera accurata le proprietà terapeutiche.



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